Misteri che è meglio non sciogliere

In questo periodo cerco di tenermi molto impegnata. L’ultimo anno di università procede, anche se come al solito ci sono sempre tante cose da fare e poco tempo per farle; oltretutto è ricominciato come ogni anno il solito inseguimento di professori vari alla ricerca di informazioni utili. Sono sempre più convinta che l’università italiana sia un’ottima scuola di sopravvivenza: se ne esci vivo hai dei nervi talmente saldi che manco il Big One può distruggerti. Comunque a parte questo, sto lavorando sodo per poter finalmente concludere il mio ciclo di studi. Dopo non so che cosa succederà; ovviamente mi piacerebbe fare qualcosa inerente a ciò a cui mi sono sempre dedicata con passione, ma ovviamente il primo lavoro utile si accetterà perchè credo che da qualche parte bisogna pur iniziare. Con umiltà e tanta pazienza.
E adesso vi chiederete…ma quali sarebbero i misteri del titolo? Ebbene, tutto il paragrafo iniziare non centra un’emerita mazza con quello che andrò a dire ora. Ma non importa, in fondo sono una profonda sostenitrice che il flusso di coscienza di Joyce sia una delle invenzioni letterarie più fighe degli ultimi secoli, quindi cercate di accettarmi così. Dunque i misteri che preferisco non risolvere riguardano l’animo umano, in particolare di UN animo umano.
Secondo voi, come andrebbe classificata, a livello psicologico, una personalità che fino all’anno scorso vi confidava i suoi pensieri, vi aspettava per mangiare, per prendere il caffè insieme, ed ora vi tratta come un fantasma, non vi rivolge la parola, diventa scura in volto quando entrate in una stanza se ne esce talmente veloce che neanche Speedy Gonzales potrebbbe starle dietro?
Cosa dite, meglio stronza, pazza o tutte e due?

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La legge di Murphy è implacabile

Un’applicazione concreta della dannata legge di Murphy? Quando si deve finire di pagare macchina e lavastoviglie, ti telefona il vicino di casa che sta sotto di te per avvisarti che ha una macchia sul soffitto del suo bagno, e che quindi probabilmente hai un tubo rotto nel TUO bagno.
Possibilità di dover rompere tutto il bagno per cercare la perdita = ALTISSIMA
Giramento di coglioni = INFINITO

Piccola segnalazione ma solo per diritto di cronaca.

IL CASO

Delitto Sarah, in carcere la cugina Sabrina
“Accusata di omicidio e sequestro di persona”

E’ stata accusata dal padre che ha cambiato la ricostruzione del delitto. La ragazza interrogata per otto ore nella caserma dei carabinieri di Manduria nega tutto. Dalla sorella Valentina sms ai giornalisti: “E’ innocente” di MARIO DILIBERTO

MANDURIA — Tre domande senza risposta e un sospetto orribile, che rimbalza nella notte in tutta Italia. Sabrina Misseri finisce sul registro degli indagati e alla fine in stato di fermo con l’accusa di omicidio e sequestro di persona. Per quasi otto ore ha risposto alle domande dei magistrati di Taranto per spiegare se ha aiutato il padre Michele nell’assassinio della cugina Sarah Scazzi. E alla fine i magistrati si sono convinti che la ragazza, in quell’omicidio, sia coinvolta. Ma l’avvocato Russo, che la difende, precisa: “Lei ha respinto tutte le accuse ed è serena”. E la sorella Valentina manda un sms ai giornalisti: “Sabrina è innocente”.

E’ la seconda, terribile svolta nel caso della scomparsa ad Avetrana di Sarah Scazzi, il 26 agosto scorso, dopo la confessione dell’omicidio – il 7 ottobre – da parte dello zio Michele Misseri, il papà di Sabrina. Ed è proprio dalle contraddizioni emerse nella ricostruzione dell’uomo che gli investigatori hanno iniziato a sospettare che la verità poteva essere più complessa. E più orribile. Non convince il modo in cui l’uomo – nei sopralluoghi dei giorni scorsi – ha ricostruito il trasporto e l’occultamento del cadavere della nipote. E’ sembrato difficile – forse impossibile – che avesse potuto fare tutto da solo. E negli interrogatori gli inquirenti si sarebbero ulteriormente convinti che stava coprendo qualcuno. Fino alla drammatica svolta: Michele viene di nuovo ascoltato nella caserma di Manduria e – sembra – non riesce a spiegare quest contraddizioni. Poco dopo il clamoroso ingresso nella stessa caserma della figlia Sabrina, la ragazza in prima fila nelle ricerche e poi nella commemorazione di Sarah. Arriva coperta da un cappuccio ed è subito chiaro che la sua posizione non è più quella della testimone. Otto ore di interrogatorio, poi nella notte il trasferimento in carcere. L’accusa è pesantissima: in stato di fermo per concorso in omicidio e sequestro di persona. E sarebbe stata proprio la nuova ricostruzione che il padre ha fatto di quelle drammatiche ore del 26 agosto a trasformarsi in accusa verso la figlia. Ora cresce l’orrore per una vicenda che, se confermata, disegna uno scenario criminale e di rapporti familiari difficile anche da immaginare.

I primi a dubitare, giovedì scorso, sono stati gli uomini del Ris, piombati a sorpresa nel garage di via Deledda 1 nel quale Michele ha detto di aver strangolato Sarah dopo un fallito approccio sessuale. Aveva raccontato di aver trasportato il cadavere in campagna, poi di averlo oltraggiato e nascosto in un pozzo. “Ho fatto tutto da solo” – aveva detto agli inquirenti. Ma portato sul luogo del delitto la sua ricostruzione non ha retto, e alla fine il sospetto che Michele Misseri non poteva aver fatto tutto da solo si è ingigantitio. I suoi tentennamenti hanno progressivamente coinvolto la figlia Sabrina, che si è trasformata da testimone in indagata.

Dinanzi ai magistrati Sabrina ha dovuto rispondere punto per punto di quanto aveva detto nei verbali precedenti. Già in quelle dichiarazioni i suoi ricordi non collimavano con quelli del padre. Su questi dubbi di memoria si è incentrato un interrogatorio al termine del quale è arrivata l’incriminazione.

E nuovi dubbi erano sorti anche, sabato scorso, dall’interrogatorio Mariangela Spagnoletti 2, l’amica che quel giorno doveva andare al mare con Sarah e la cugina Sabrina. Secondo la ricostruzione è arrivata con la sua auto proprio nei minuti in cui la ragazzina veniva uccisa. Ha detto di aver trovato Sabrina in strada. La cugina del cuore della vittima sostiene che era sulla veranda. Al di là delle versioni discordanti, gli inquirenti si chiedono come mai Sabrina non abbia notato l’arrivo della cuginetta e soprattutto come mai non l’abbia vista entrare nel garage dove ha incontrato il suo aguzzino. E, infine, l’assassino racconta che il cellulare di Sarah aveva iniziato a squillare mentre la stava uccidendo. Quel cellulare suonava perché era Sabrina a chiamare, con Mariangela al fianco e a un soffio dal luogo del delitto: possibile che le due ragazze non abbiano sentito gli squilli? Su questo aspetto Mariangela ieri non ha avuto dubbi: “Non ho sentito. Forse perché avevo la macchina era in moto e la radio era accesa”. Ma ha aggiunto: “Quel pomeriggio Sabrina mi è apparsa subito agitata. Ed era già davanti alla casa quando sono arrivata, mentre solitamente fa tardi”. Altri interrogativi ai quali ora dovrà rispondere nella veste di accusata.

(16 ottobre 2010)
La Repubblica 

Silenzio

Oggi non ho voglia di scrivere niente; avrei delle cose da dire ma preferisco il silenzio. Anzi scelgo il silenzio. Perchè in un mondo in cui uno zio strangola,violenta e getta la nipote in un pozzo, e poi si finge commosso e preoccupato per un mese intero, l’unica cosa giusta da fare è tacere.
In silenzio, solo per oggi. Silenzio.

Questa tipica giornata piovosa è lo sfondo ideale per diverse attività. La prima e la più gratificante è sicuramente quella di vegetare sotto le coperte, godendo del calore e della morbidezza del proprio cuscino! Sopratutto in contrasto con l’umidità esterna!
La seconda è un qualcosa che per me, negli ultimi anni, è diventato decisamente fondamentale: scrivere. Alcuni mi chiedono come faccio a pensare certe cose, come faccio a mettere insieme le parole. La mia risposta è sempre la stessa: non lo so, davvero! Quando mi metto davanti al pc con aperta una pagina bianca di Word, la mia mente viaggia da sola, un flusso ininterrotto di pensieri che riporto su quella pagina, cercando di dargli un senso compiuto. Non solo mi rilassa; mi sento in pace ogni volta che ho finito e che rileggo ciò che ho prodotto. Una volta sognavo che un sacco di persone potessero leggere ed apprezzare ciò che scrivo; oggi questo bellissimo e forse irrealizzabile sogno continua con una piccola variante. Ho molto più chiaro in testa che fondamentalmente la scrittura è un fatto egoistico: si potrebbe quasi dire nel mio caso “Scrivo dunque sono.” Scrivere mette ordine dentro me stessa e questo va sicuramente considerato un piccolo miracolo quotidiano.

Un pò di sana meditazione…

Spesso la realtà supera di gran lunga la fantasia…e dopo il servizio del Tg5 che ho visto ieri sera ne sono sempre più convinta!!!
Il fatto: in una cittadina in provincia di Padova, un funzionario di banca sparisce insieme a 4 milioni di euro, di vari risparmiatori. Tra questi ci sono i soldi di un imprenditore padovano, la cui azienza ora è in fallimento perchè non può più pagare fornitori e dipendenti. Il buon funzionario però chiarisce con una lettera che lui non ha preso questi soldi per sè, bensì per fare del bene: li ha infatti distribuiti a delle famiglie bisognose. Per dimostrare la sua buona fede, in una lettera indirizzata al sindaco, afferma che tornerà ma che prima ha bisogno di stare qualche giorno in solitudine a meditare…

Potrebbe lasciare il suo recapito ai dipendenti dell’azienza in fallimento. Sono sicura che potrebbero suggerirgli il metodo di meditazione migliore…