E infine arriva il quarto di secolo…

25 anni vissuti intensamente.
Pieni di gioie, dolori, sorprese, grandi emozioni.
25 anni in cui ho viaggiato moltissimo: Dublino, Cork, Galway, Londra, Edinburgo, Parigi, i castelli della Loira, Digione, la Normandia, la Bretagna, Madrid, Barcellona, l’Andalusia, Gibilterra, Vienna, Roma, Aosta, Milano, Torino, Trento, Bolzano, Trieste, Venezia, Firenze, Napoli, Lubiana, Graz, Budapest, Berlino, Monaco di Baviera, Ratisbona, Cracovia, le cinque Terre, l’isola d’Elba, la Liguria in lungo e in largo.
25 anni di studio intensi: una laurea triennale, una specialistica in dirittura d’arrivo e tanti progetti per il futuro.
25 anni che sogno New York e tante altre mete che non elenco perchè altrimenti questo post diventerebbe lunghissimo.
25 anni pieni di incontri, di amici straordinari, di persone che spesso se ne sono andate per non tornare più ma che hanno comunque lasciato un segno.
25 anni di passioni: i libri, i viaggi, il basket, il nuoto, la pasta, la pizza, il tiramisù della mamma, la pasta al forno della nonna, le serie crime, gli amici e le chiacchiere fino a tardi, Natale, gli smalti, gli stivali, l’estate, le lingue straniere, le persone sincere, il mare.
25 anni e tre città: Casale Monferrato, Genova e Pisa. Inutile dire quale sia la migliore tra queste tre; al cuor non si comanda!

Per il futuro mi auguro solo una cosa: di continuare ad avere la voglia di vivere intensamente, di lottare, di sperare sempre per il meglio, di viaggiare, di scoprire, di rischiare. Ad altri 25 anni che spero possano essere altrettanto stupendi come quelli appena trascorsi!

Piccoli sprazzi di vita

Ci sono dei periodi dell’anno in cui sento il momento che è giunto il momento di fare una sorta di bilancio. Ovviamente il più classico è a fine dicembre; e il secondo (che in realtà per motivi di temporalità viene per primo) è a fine agosto. Non so perchè proprio a fine agosto e non in qualsiasi altro periodo dell’anno. Forse perchè cade il mio compleanno, e allora inizi a pensare a che cosa hai fatto di buono in questo altro anno di vita trascorso, pensi alle cose che ti sono successe, sia belle che brutte.
Quest’anno, almeno per ora, non lo metterei certo nella lista di quelli “da ricordare”. Molto impegnativo a livello universitario, difficile a livello personale: con le mie coinquiline il clima è diventato irrespirabile (siamo in quattro e due di loro non parlano con nessuno; ma neanche un mezzo ciao quando entri in casa…tutto ciò senza un motivo preciso. Dopo un pò uno inizia a sclerare!), e poi c’è stata la storia di cui vi ho mezzo accennato in qualche post precedente.
Era da un bel pò di tempo che non mi prendevo una mazzata simile; oltretutto dopo che per mesi, quanto tu avevi già fiutato il “pericolo” (conoscendo l’esimia testa di cazzo con cui hai a che fare), il tuo migliore amico continuava a ripeterti “la nostra amicizia non è tema di discussione, lei la deve accettare perchè è una cosa pulita e basta perchè non mi può togliere le amicizie. Sei una delle persone più importanti della mia vita e non ti voglio certo perdere. Io voglio che tu ci sia sempre nella mia vita” e tu finisci per crederci. E poi passa qualche mese, superano la loro crisi, ma questo comporta la fine della nostra amicizia così come è sempre stata. Nessuna chiamata, nessun messaggio, il silenzio più totale. La prossima settimana è il mio compleanno e sono quasi convinta che non mi farà neanche gli auguri.
Questa cosa mi ha fortemente destabilizzato; per mesi ho sperato che fosse solo un periodo, un momento, un piccolo “contentino” da dare a lei. E invece poco dopo ho realizzato la triste realtà: finchè quei due rimarranno insieme le cose saranno così, perchè lei ha sempre vissuto la nostra compagnia come una minaccia alla loro relazione. E per quanto si siano trasferiti in un’altra regione principalmente per motivi lavorativi, diciamo che sono convinta che lei abbia preso la palla al balzo per ricreare la loro situazione iniziale di isolamento. Stanno insieme da sette anni, e per sette anni sono stati solo loro due e basta. Niente amicizie intorno che non fossero coppie. E poi siamo arrivati noi ed è scoppiata la bomba. Se dopo sette anni di relazione, il contatto con la realtà esterna mette così in crisi la coppia, penso di poter dire che qualcosa alle fondamenta di molto importante non c’è o non funziona a dovere.
Ora sono decisamente più serena, sopratutto da quando si sono trasferiti. Forse perchè è passato del tempo o forse perchè ho la consapevolezza che questo trasferimento non li ha spostati solo materialmente dalle nostre vite, ma anche realmente. Il gruppo ha ritrovato una serenità, perchè negli ultimi mesi eravamo spaccati tra le persone che mi sono state vicino e che nelle uscite mi stavano vicine per evitare momenti spiacevoli e gli altri che stavano con l’allegra coppietta. Da ora in poi le nostre strade si incroceranno ben poco, per fortuna. Sono andata avanti e non ci voglio pensare più, tanto la situazione mi sembra alquanto chiara. Alcuni di noi sperano che le cose possano tornare come prima, che lui si possa rendere conto di aver sbagliato, che una volta passata l’euforia della novità lui si renda conto che non si può vivere tutta la vita così. In questo senso non sono poi così ottimista, anzi. Io sono convinta che ormai sia andata, anche perchè si sono trasferiti con l’intenzione non solo di andare a vivere insieme, ma  di sposarsi entro il 2013.
E’ sempre un trauma perdere questo tipo di amicizie, ma ad un certo punto non si può far altro che lasciare andare le persone, anche se, come nel mio caso, si ha l’orribile sensazione che non torneranno mai più.

Conversazioni che ti aprono il cuore

Qualche sera fa, per cercare di trovare un pò di refrigerio da questo caldo africano inaspettato e tardivo, io e i ragazzi ci siamo rifugiati in collina, sorseggiando cocktail ghiacciati. Il tentativo di trovare del fresco è miseramente fallito, però si è tenuta una conversazione che mi ha decisamente commosso e che ti fa dimenticare gli spiacevoli inconvenienti del post precedente (la festa non c’è ancora stata!).
Ecco cosa si è detto:
Amico D: “Ma perchè non ti vuoi sposare?”
Io: “Guarda non è che pongo un veto assoluto allo sposarmi o no. Però non ne sento l’esigenza; cioè se io amo il mio compagno e capisco che vorrei che fosse il mio compagno per la vita, non sento la necessità di andare davanti ad un prete o ad un sindaco per “siglare” questa unione. Poi non si sa mai nella vita; diciamo che se mi sposo, quello sarà un segno molto molto tangibile di quanto sono presa del mio compagno. Però ecco non è nella lista delle cose da fare. Intanto bisognerebbe trovare qualcuno e poi si vedrà “
Amico D: “Eh no…tu ti devi sposare! Perchè la cosa che mi farebbe più felice al mondo, sarebbe poter fare da testimone alle persone a cui tengo di più: tu, G, E e L.”

Ogni tanto qualche cosa bella succede, quando meno te lo aspetti 🙂

Momento di sfogo

Quando sei consapevole che una persona che ti ha fatto molto soffrire, sarà alla festa del tuo compleanno, è inevitabile che ti si sversi la giornata… Sopratutto alla luce del fatto che era il tuo migliore amico, il tuo punto di riferimento, una persona che pensavi che tra vent’anni ci sarebbe ancora stata per te e che le cose hanno smesso di essere così dal momento in cui la sua “simpaticissima” morosa ha deciso che io rappresentavo una minaccia per la loro relazione e quindi ogni nostro contatto si doveva interrompere all’istante. E arrivò il gelo e il silenzio assoluto. Domani so che non sarò così incazzata, perchè ci dormirò sopra, e realizzerò che visto che saremo in tre a festeggiare e che gli altri ci tengono alla sua presenza non posso imporre un “veto”, sopratutto alla luce del fatto che sono abbastanza intelligente da capire che non ci farei una bella figura e di solito ho sempre sostenuto che non è giusto chiedere ai propri amici di schierarsi, quando non centrano niente; che in fondo mi dimostrerei superiore a godermi la festa in santa pace senza farmi rovinare la serata, e, infine, grazie a Dio si è trasferito in un’altra regione, quindi non mi ammorba più con la sua presenza tutti i santi sabati sera e perciò per una sera qualche ora non muore nessuno. Però scusate, CHE PALLE! Ecco l’ho detto!

Non tutto il male vien per nuocere

 In questi due giorni di convalescenza (perchè ricordatevi che fare l’influenza ai primi di agosto è un’arte, una scienza, un qualcosa di sopraffino che solo a pochi eletti è concesso provare), per calmare l’ansia da “o mio dio ho diecimila esami e voglio finire al più presto l’università”, l’unica cosa che il mio cervello mi ha concesso di fare (con buona pace del piccolo minatore stronzo che in allegria cercava diamanti picconando le mie meningi), è stata quella di leggere questi due favolosi romanzi.
Io sono una vera e propria book-addicted. Per me è molto più pericolosa una Feltrinelli che un qualsiasi negozio di vestiti/scarpe. Mi rendo conto della non normalità della cosa, però che ci volete fare;ognuno ha le sue turbe mentali!
Per quanto riguarda la lettura sono decisamente onnivora: classici, narrativa, letteratura post coloniale (una delle mie grandi passioni), romanzi d’avventura, thriller, romanzi storici, fantasy. E per non parlare dei gialli, che ti fanno sentire parte attiva nell’indagine, che ti fanno venire il batticuore dalla suspence, che ti fanno pensare a quanto è scorbutico ma tenero Montalbano, a quanto fuma Maigret, a quanto è vanesio Poirot, a quanto è simpatica Miss Marple, a quanto è intelligente Sherlock Holmes
.

Esattamente questo genere di libri mi ha tenuto compagnia nei due giorni di malattia (che fa pure rima, non volutamente). Due maestri del genere, quasi agli opposti. Sia gli autori che i protagonisti. Camilleri è un distinto signore siciliano, maestro nel catturarsi la simpatia dei lettori. Mrs Christie è un’arzilla signora inglese, intelligente nel dipanare delle trame che fanno indagare insieme il detective di turno. Montalbano è uno scorbutico commissario di provincia, ma dal cuore tenero e con un grandissimo senso della giustizia. Hercule Poirot è un detective famoso, certamente intelligente, ma che in fondo indaga per soddisfare il suo smisurato egocentrismo.
Ciò che hanno in comune questi due libri è il fatto che me li sono sciroppati in un giorno esatto. Non dico niente sulle trame, perchè nei gialli secondo me non c’è nulla di peggio per rovinare l’effetto.
E dopo questa piccola parentesi in stile “consigli per gli acquisti” ma senza Mastrota che tenta di rifilarvi una batteria di pentole, ora si ritorna su altri libri, di tutt’altra bellezza e spessore…in tutti i sensi!