Trovare il tempo necessario

L’ultimo esame di settembre è di letteratura angloamericana. Ho deciso di seguire questa materia perchè mi sono resa conto che era completamente ignorante in materia; per tutti questi anni di studio dell’inglese, sono sempre rimasta nella parte più “europea” della letteratura anglofona. E così ho pensato che in fondo non sarebbe stato male cercare di sapere qualcosa in più sulla letteratura del più potente paese di lingua anglofona. La materia si è rivelata inaspettatamente interessante, anche se preferisco nettamente la cara e vecchia letteratura inglese: c’è una profondità di temi, una ricchezza tecnica che manca in quella americana. Insomma gli americani saranno tanto bravi e tanto influenti in altri settori, ma in quello artistico la cara vecchia Europa è sempre la numero 1.
Tutto ciò per dire mentre leggevo Twain e Hemingway, ho realizzato che è veramente una vita che non scrivo più. Anzi posso dire di aver ripreso a scrivere da quando ho aperto questo blog. Le motivazioni sono tante: un pò la mancanza di tempo, un pò di blocco dello scrittore. Molti dicono che ho del talento e un’ottima fantasia, però sinceramente non saprei; sono sempre piuttosto critica con me stessa e non mi faccio mai dei grandissimi elogi.
Vi posto un pezzettino scritto da me: vediamo cosa dice il “pubblico sovrano”. Intanto torno a a leggere qualcuno che sapeva leggermente fare il suo mestiere (“Man can be defeated but not destroyed”).

A volte mi stupisco anche io della stupidità e dell’assurdità di questa storia. Mi ripeto che è solo frutto della mia fervida fantasia, di una sciocca immaginazione, di un sogno.
Quando però tocco il mio ciondolo, realizzo che tutto quello che so è parte di una storia che non è finita. Non ancora. Si può dire che ne conosco perfettamente l’inizio ma non la fine. Essa è parte del mio destino. Un destino che anche a me che sono una delle Custodi è oscuro. Il regno di Naar non è cambiato molto da allora; ma un sottile e insonne malanimo serpeggia tra la gente, spaventata e sempre meno fiduciosa nel Re. In segreto incominciano a capire… Tra poco apprenderanno la verità da me custodita per anni per il bene di questo regno ed allora dovrò distruggere ciò che resta del passato e dello specchio di Antrim.
Già all’inizio dei tempi gli eserciti combattevano e spargevano il loro sangue per dividersi Alundir, il nostro mondo. Molte altre creature lo popolano ma gli Uomini li hanno sempre ignorati e spero che continuino a farlo. Dotati di poteri straordinari, essi vivono nell’ombra, per evitare l’ingordigia e la sete di potere degli essere umani. Li temono per come potrebbero usarli. E non li biasimo. Io sono una di loro. Dopo anni con gli Uomini mi stupisco ancora della loro cecità, di come continuino a commettere errori già commessi da qualcuno. Ho dovuto travestirmi da vagabonda per nascondere i miei poteri; sotto la protezione del re di Naar per anni ho vagato nei boschi limitrofi alla reggia di Nimas, ho educato i suoi figli.
Tutto inutile. Il Male è arrivato e da sola non posso contrastarlo. Le altre Custodi hanno già raggiunto la città sommersa nel lago e non hanno intenzione di aiutarmi. Dicono che non è affar nostro cosa succede in superficie. La nostra regina non vuole ascoltarmi.
“Non è una cosa che ci riguarda Aisling”mi ha detto l’ultima volta che mi ha ricevuto
” E’ una tua scelta. Non posso rischiare che ci distruggano. Quando avrai ritrovato la ragione ti accoglierò a braccia aperte nella mia casa. Le altre Custodi sono già arrivate.”
“Ma facciamo parte dello stesso mondo!”
“E’ qui che ti sbagli, figlia mia. Non solo sono due mondi diversi ma inconciliabili. Noi cerchiamo di vivere in pace con i nostri vicini. Mentre loro sono come locuste: divorano e distruggono. Secondo te perché il nostro popolo deve vivere in fondo al lago? Perché gli Elfi sono tornati a Valinor e i Nani nelle profondità delle montagne? Gli uomini sono deboli, malvagi, corrotti troppo facilmente dal potere”.
Queste parole hanno riecheggiato nelle mie orecchie ed ora le sento ancora più chiare e distinte. Eppure non posso. Non ci riesco. Non voglio abbandonarli. Vorrei combattere per gli uomini buoni  che ho conosciuto ma da sola è troppo. So che cosa vuole Marendoch, l’oscuro signore che per anni ha bramato nell’ombra ed ora è tornato per prendersi Alundir. Vuole lo specchio. Ma egli non sa che esso è andato distrutto. L’ho fatto io. Molto tempo fa.
Anticamente Uomini, Elfi, Nani e Custodi vivevano in pace ad Alundir; ognuno con un proprio regno, i proprio palazzi e leggende. Lo specchio di Antrim era il perno di questo mondo felice e così lontano. Mi ricordo ancora il palazzo scavato nelle miniere di sale di Elendilil; li vivevo e vegliavo sullo specchio. Lui mi aveva scelta. Quando il tempo della Custode precedente finiva,la sala dorata veniva chiusa e bisognava aspettare. All’alba del quinto giorno la porta si apriva da sola, spalancata da un vento impetuoso che portava il nome della nuova custode. Tremila anni fa urlò “Aisling!Aisling!Aisling!”. Niente e nessuno mi mise mai più tanta soggezione.
Quando entrai nella stanza la porta si chiuse da sola alle mie spalle. Mi tornarono alla mente tutte le storie che avevo sentito. Si diceva che lo specchio fosse maledetto e che la Custode prescelta diventava una servitrice del male, una Aerlingas. Tutto sciocchezze. Almeno la maggior parte.
Della mia cerimonia d’investitura non posso rivelare molto; è e rimarrà un segreto e una bella leggenda per i cantastorie. L’unica cosa che posso dire è che lo specchio mi donò dei poteri grandissimi tra cui la preveggenza e non solo. Ero in grado di distruggere il mondo con un solo battito di ciglia.
Esso aveva dei poteri straordinari: nel suo pallido riflesso lo specchio emetteva dei verdetti infallibili, decretando l’indole dell’anima delle persone che si presentavano al suo cospetto.
Le anime buone nulla avevano da temere dallo specchio. Una luce radiosa accompagnata da uno squillo di trombe d’argento, la mia benedizione. Più terribile era il destino di chi sarebbe diventato un adulto malvagio. Non immaginatevi fuoco e fiamme. L’inferno degli Uomini è solo finzione. La realtà era più terribile e credo di poterlo dire avendo assistito a molti verdetti negativi. Un silenzio di tomba scendeva nella stanza e il neonato veniva attirato a se dallo specchio che lo inghiottiva. Io sapevo. Sapevo tutto perché era anche nella mia mente. Sapevo in anticipo i verdetti ma la cosa più orribile era che sapevo cosa aspettava al di là dello specchio. In questo dimostrava un’incredibile e inaspettata crudeltà. Non li uccideva; al di la dello specchio esisteva un mondo parallelo in cui le anime dei malvagi crescevano, diventavano adulti e morivano. Neiktol, patria delle anime oscure. E qui imparavano ad essere ancora più malvagi, covando l’odio e il rancore verso il mondo esterno.
“Un giorno tutto questo finirà”mi disse una sera d’autunno”E tu lo sai, come lo so io”
“Perché gli permetti di crescere?Di diventare degli uomini capaci di odiare, uccidere, desiderare bramosamente?”. Non mi rispose. Quella sera stessa feci un sogno terribile. Nella stanza dorata si era sviluppato un grande incendio. Tra le fiamme distinsi solo la cornice vuota dello specchio in frantumi e un uomo. O meglio qualcuno che aveva le sembianze di un uomo ma non sono ancora sicura che lo fosse. Mentre si stava girando verso di me, mi svegliai.
Col cuore in gola corsi da lui, sperando che fosse solo un brutto sogno. Quando entrai lui era sveglio e inquieto come me. “ Io so cosa hai sognato e perché sei qui.”
“Chi era quell’uomo?”
“ Sei sicura che fosse un uomo?”
“Lo spero.”. seguì un silenzio interminabile.
“Ti avverto Aisling…”
“Perché?”Perché io?”
“Perché io sono solo un’effimera essenza. Non sei semplicemente la mia Custode. Tu sei me sulla Terra, sei il mio corpo, la mia anima. Ora ascoltami. Neiktol sta cambiando. Lo sento. Le forze oscure stanno diventando sempre più forti e sono estremamente vicine a trovare la via per accedere ad Alundir. Se arriveranno qui sarà la fine. E tu lo sai.”
“Lo so cosa vuoi. Ma non posso farlo. Se ti distruggo morirò.”
“Come Custode dovresti avere più a cuore la salvezza del mondo che non la tua vita.”
“Non è questo che intendevo. Avrò ancora un ruolo nel mondo e non posso morire adesso.”
“Se non mi distruggi questa notte il mondo dovrà affrontare le cose terribili che da secoli custodisco dentro di me. E il mondo cadrà. Conosco le forze oscure dentro di me. Non c’è niente che possa contrastarle. I tuoi poteri non basteranno. Gli Elfi e i Nani ti volteranno le spalle, la tua regina preferirà preservare il tuo popolo. Nessuno correrà il rischio di una nuova guerra”
“Ci sono gli Uomini”
“Gli Uomini?! Gli Uomini sono deboli. E le tue visioni erronee.”
“Come sai delle mie visioni?”
“Non farmi domande stupide. Il regno degli Uomini delle tue visioni verrà distrutto proprio da uno dei figli del re. Ora fai come ti dico. Distruggimi. Ma lascia intatta la cornice così tu vivrai. Conserva un mio frammento perché quando i tempi saranno maturi tornerò. Ma adesso sono solo un pericolo. Dopo che mi avrai distrutto, chiuderai a chiave questa stanza, abbandonerai il palazzo e andrai a vivere a Nimas. Non dire al re la verità. Nasconditi. Vivi come una vagabonda nel bosco. Nessuno deve sapere di te. Alcuni uomini sono stati già corrotti dal potere oscuro. Abbi fiducia in me”
Oggi mi sono resa conto che sono stata stupida e arrogante. Credevo di saperne di più della fonte del mio potere. E adesso ne pago le conseguenze
Conoscevo bene i signori di Naar, Naomhà n e Niamh, sovrani buoni e giusti, ed i loro quattro figli. Tutti erano stati sottoposti alla prova dello specchio. Per Aidan, Coemgen, e Caolan non c’erano stati problemi. Ma lo specchio aveva sottovalutato l’amore materno. Il minore dei figli del re, Caolan sarebbe dovuto andare a Neiktol. Niamh di fronte allo specchio espresse il desiderio che anche l’ultimo dei suoi figli si salvasse. E questo suo desiderio offuscò la vista di Antrim.
Il principe crebbe a Nimas ed era a lui che si riferiva lo specchio.
Eseguii gli ordini del mio signore per filo e per segno. Mi rifugiai nei boschi di Nimas, educai i figli del re, e la notte ero tormentata da terribili incubi. Avvertivo un grande pericolo ma non riuscivo a capire che cos’era e soprattutto come affrontarlo. Finché una notte dal mio rifugio tra gli alberi sentii le grida della regina. Qualcuno aveva assassinato il re, il principe Caolan era scomparso ed io incominciavo a capire…
Per anni io e la regina abbiamo tentato di nascondere tutto questo. Ma ora il principe è diventato un vassallo dell’oscuro signore, che gli ha promesso Naar in cambio della sua fedeltà assoluta.
Tutte le profezie dello specchio si stanno avverando ed io mi sento sconfitta. La reggia di Nimas è vuota. Ho nascosto la regina e i suoi figli in un luogo sicuro. Ho fatto tutto quello che ho potuto.
Mentre mi immergo nel lago un grande frastuono alle mie spalle cresce. Non resisto, mi giro e mi trovo di fronte la terribile realtà. Marendoch è li davanti a me. Mi guarda e mi sorride in maniera sarcastica.
“E’ finita Aisling”.
Per un momento non so cosa rispondere. Mi limito a guadarlo. Prima di tuffarmi tra le acque le parole escono da sole.
“No. È appena cominciata”
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9 thoughts on “Trovare il tempo necessario

  1. I blog sono davvero un'ottima occasione per riavvicinarci alla scrittura, visto che la penna ormai la prendiamo in mano sempre più di rado… E, secondo me, tu scrivi davvero bene! Complimenti! E… in bocca al lupo per l'esame! 🙂

  2. ciao Isabelmi piace molto questo racconto, molto fantasy, un genere diverso, che poi mi sembra non rispecchia i generi letterari che solitamente leggi (Camilleri, Christie)bello il finale che dà questo senso di qualcosa che deve continuare…

  3. Beh, ci sono arrivata solo ora a questo racconto, ma.. Io non so se sono per i fantasy, un tempo lo ero di sicuro, ai tempi di Fantaghirò ad esempio, un mondo altro e affascinante. Però mi piace quello che hai scritto, anche se non riesco a pronunciare i nomi, si legge bene e adesso vorrei sapere: per il secondo capitolo??????

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