Saviano e la dignità dei Casalesi

Ieri sera il programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano, Quello che (non) ho, ha dedicato una lunga parentesi alla vicenda dell’Eternit, che coinvolge la mia città e me in prima persona. Il monologo è stato molto lungo, intenso, preciso e la signora Romana Blasotti Pavesi, presidente dell’Associazione Familiari delle Vittime, ha letto la definizione di “Polvere”.

Sono stata davvero felice che il programma si sia occupato di questa parentesi così dolorosa per noi casalesi; ora tutti sanno che cosa è successo e sta ancora succedendo a Casale Monferrato. Tuttavia una delle cose che ho più apprezzato di questo monologo è il barlume di speranza che racchiudeva, quella luce in fondo al tunnel, quella speranza che è necessaria per poter andare avanti e continuare la nostra vita con dignità, gioia e serenità, pur rimanendo ben consapevoli di quanto siamo a rischio. Non mi sono mai sentita così fiera di appartenere a questa comunità che non si è piegata a niente,  pur di arrivare al riconoscimento degli omicidi che sono stati consapevolmente commessi dai proprietari della fabbrica. Una comunità che è andata fino in fondo per ottenere quella giustizia che si meritava.

“Io sono convinto che i Casalesi non si siano seduti”. No, caro Roberto; non solo non si sono seduti, ma si sono rialziati!

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Shame on you!

Ultimamente sono sempre più disgustata da come lo Stato, quella struttura che dovrebbe salvaguardare e tutelare il cittadino come obiettivo primario del proprio essere, tende a dimenticarsi e ad abbandonare con una facilità estrema i propri eroi.

Nel mio piccolo mi indigno del fatto che questo grande esempio di integrità morale e di coraggio venga lasciato solo anche da morto.

 

Novità e riflessioni a caso

Finalmente la mia partita Iva esiste: è una stranissima sensazione quella di pensare di poter costruire il proprio futuro da soli, con le proprie mani, la passione e la voglia di arrivare. Il primo lavoro per l’ufficio stampa è stato confermato qualche giorno fa: ci sarà molto da fare, anche in vista del fatto che i nostri “capi” non hanno molto le idee chiare su chi vogliono essere da grandi. Dal basso della mia esperienza, ho imparato che alla gente non devi spiegare chissà quali pensieri filosofici, ma devi raccontare le tue idee con parole semplici, dirette e concrete; solo così si hanno delle possibilità di essere ascolta. Saviano non usa dei paroloni, ma tutti lo ascoltano rapiti quando racconta di camorra, di denaro sporco, spazzatura e politica; Obama ha vinto la sua campagna fondandola su uno slogan di tre parole (Yes, we can) e su un concetto molto semplice, quello di “Change”; linea di pensiero che continua, visto che la prossima campagna è di nuovo basata su una parola molto concreta: Forward (Avanti). La traduzione procede e sono stata molto fortunata come primo lavoro: è un libro davvero interessante. Soprattutto sono molto sorpresa di quanto rispecchia le mie impressioni generali su Vienna e i Viennesi; effettivamente se l’avessi letto prima di partire per l’Erasmus, credo che avrei scelto un’altra meta (senza offesa per nessuno!)

Questa settimana sui giornali c’è una notizia che mi ha molto incuriosito: una vecchietta dall’udito fine ha intentato causa contro l’oratorio del paese, che ha il campetto di calcio molto vicino alla sua casa. Morale della favola: i giudici le hanno dato ragione e il prete deve provvedere a fare dei lavoro per oltre 40.000 euro, oppure è costretto a chiudere bottega. Ma per una volta che c’è un qualcosa che funziona, non si potrebbe essere un pochino più tolleranti?