Nessuno mi può giudicare

So che quello che sto per introdurre è un argomento decisamente spinoso e delicato, ma prima di addentrarmi nel merito, vorrei solo dire che questa è la mia semplice ed umile opinione personale.

Ultimamente in un momento di crisi così nera, sento molti politici e vari personaggi pubblici che si sono schierati contro la famosa fuga di cervelli all’estero. Con foga e passione, questi individui proclamano che il vero coraggioso è chi resta a lottare per il proprio paese, che non bisogna fuggire di fronte ai problemi e che ben presto ci risolleveremo da questo disastro.

Miei cari signori, io faccio parte di quella folta schiera di persone che in prima battuta ha deciso di restare e lottare. Tra pochi mesi sarà passato esattamente un anno dalla mia seconda laurea, e non ho ancora trovato un lavoro degno di questo nome, a parte qualche piccolo lavoretto sottopagato, che non ho mai disdegnato e che continuo a non disdegnare, ma stiamo parlando di sopravvivenza minima non di crescita professionale e di costruzione di un futuro concreto.

Si, sono arrabbiata. Sono arrabbiata perché a quasi trent’anni vorrei poter vivere con dignità del mio lavoro, vorrei poter vivere da sola, vorrei poter vedere ripagati almeno in minima parte i sacrifici dei miei genitori. E si, sono arrabbiata perché l’unica speranza per me, in questo momento di miseria e di disoccupazione, è quella di sperare di essere assunta per un piccolo lavoro stagionale che mi permetterà di mettere i soldi da parte per poter fuggire in Inghilterra, ricominciando da un master in formula part-time e con un lavoro che sarà la stessa università inglese a trovarmi.

Non mi sento una vigliacca perché in me si sta facendo sempre più profonda la convinzione di voler oltrepassare i confini del mio paese. Mi sento coraggiosa perché nonostante l’immensa delusione, la sensazione di fallimento e la paura di lasciare la mia famiglia e miei affetti più cari, ho ancora una gran voglia di lottare per la mia vita. Ho una gran voglia di alzarmi al mattino sorridendo al pensiero della giornata che mi aspetta. Ho ancora una gran voglia di sognare.

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7 thoughts on “Nessuno mi può giudicare

  1. e io sono arrabbiata come te! Io non posso scegliere di muovermi, non da sola per lo meno. e ho 44 anni. ma ho un lavoro precario, non riesco a far studiare i ragazzi come vorrei. Ormai la mia rabbi aha alsciato il posto alla depressione e frustrazione che si tramutano in aggressività e negatività.

    ti capisco cara! e condivido subito il tuo articolo.

  2. avete ragione sia i politici che tu. mi spiego: è ovvio che se il meglio di un popolo se ne va a lavorare all’estero la situazione del paese è destinata a peggiorare e a deteriorarsi sempre di più, e quindi personalmente non vedo di buon occhio tutti gli incoraggiamenti che si sentono in giro a prendere e partire. d’altro canto, guardando alla realtà dei fatti, è vero che chi resta si trova davanti un muro insuperabile e finisce per concludere, come fai tu, che allora fanno bene quelli che se ne vanno, che andarsene è l’unica soluzione possibile. naturalmente non penso che chi se ne va per cercare una vita migliore sia un vigliacco (a parte che a questo punto sarebbe necessario aprire una parentesi si un altro argomento, che è quello dell’immigrazione verso il nostro e altri paesi, ma non è questo il momento e andremmo fuori tema), penso che sia una persona che ha tutti i diritti di vivere dignitosamente e che, se non ci riesce qui, è giusto che cerchi di riuscirci altrove. il vero problema è che nel nostro paese non ci sono segnali di cambiamento, ma manco da lontano. perciò inevitabilmente chi può andrà a cercare lavoro all’estero, costruirà lì la propria vita e priverà l’Italia di talento e perizia (giustamente, mi sento di puntualizzare) e intanto qui ci si impoverirà sempre di più (non solo in senso economico) e aumenteranno sempre di più gli imprenditori e i lavoratori stranieri (perchè inevitabilmente certe lacune vanno colmate e, per una serie di motivi, a colmarla sono gli immigrati). io ho due figli, di cui il primo fa la maturità quest’anno; non so se dopo sceglierà o meno l’Università, so però che ha già detto più di una volta che vorrebbe andare in Canada, e se deciderà di farlo veramente non sarò certo io a fermarlo. ci starò malissimo, certo, ma non gli impedirò certo di cercare migliori opportunità altrove, visto che ormai non si tratta più di scegliere fra due vite ugualmente dignitose qui o altrove, ma tra una vita dignitosa altrove e la mera sopravvivenza qui. detto con molta tristezza.

  3. Ti capisco, perché mi sento nella stessa situazione.
    E, in effetti, non vedo come un giovane non potrebbe meditare di emigrare.
    Io lo vedo non solo come un disastro economico, ma anche come un disastro emotivo.
    Ci siamo ritrovati in crisi e non abbiamo saputo gestirla emotivamente, prima ancora che tecnicamente.
    Nessuno infonde più speranza: solo i politici parlano di ripresa imminente, talmente imminente che ne parlano da anni.
    Per il resto, è tutto rancore represso. Gente che ha il c**o ben al caldo e tuona contro il posto fisso; gente che, di fronte a un giovane (o un adulto) che non riesce a trovare lavoro, lo sbeffeggia: “ti sta bene bello mio, cosa ti aspettavi con una laurea in filologia slava?”

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