Vergogna, immensa vergogna

Mai come adesso ho provato un desiderio così intenso di urlare: urlare a squarciagola, urlare di rabbia, urlare di dolore.

Sono così indignata di vivere in un paese in cui la parola Giustizia è così ampiamente abusata, ma raramente applicata nel concreto. Sono così delusa da uno Stato che ancora una volta ha tradito i suoi cittadini migliori, gli onesti, quelli che sono morti di lavoro. Come si può definire civile uno Stato che permette che i propri cittadini muoiano di lavoro? Come possono dormire coloro che hanno provocato così tanta sofferenza, così dolore, così tanti morti.

Si, perché è a loro che penso nonostante la mia rabbia: ai morti di amianto, a quelli che sono già morti. Ai miei morti. Ma anche a quelli che verranno: perché ce ne saranno ancora, troppi.

Se chi è stato prosciolto perché il reato è prescritto si sente davvero così innocente, perché non viene a guardarci in faccia e a dirci perché si sente così pulito. Provi a dirlo ad un malato di mesotelioma che si sente innocente: rimarrebbe profondamente colpito che dall’immenso senso di vergogna che comparirebbe in lui insieme ad un unico ed urgente desiderio: scomparire

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