Vergogna, immensa vergogna

Mai come adesso ho provato un desiderio così intenso di urlare: urlare a squarciagola, urlare di rabbia, urlare di dolore.

Sono così indignata di vivere in un paese in cui la parola Giustizia è così ampiamente abusata, ma raramente applicata nel concreto. Sono così delusa da uno Stato che ancora una volta ha tradito i suoi cittadini migliori, gli onesti, quelli che sono morti di lavoro. Come si può definire civile uno Stato che permette che i propri cittadini muoiano di lavoro? Come possono dormire coloro che hanno provocato così tanta sofferenza, così dolore, così tanti morti.

Si, perché è a loro che penso nonostante la mia rabbia: ai morti di amianto, a quelli che sono già morti. Ai miei morti. Ma anche a quelli che verranno: perché ce ne saranno ancora, troppi.

Se chi è stato prosciolto perché il reato è prescritto si sente davvero così innocente, perché non viene a guardarci in faccia e a dirci perché si sente così pulito. Provi a dirlo ad un malato di mesotelioma che si sente innocente: rimarrebbe profondamente colpito che dall’immenso senso di vergogna che comparirebbe in lui insieme ad un unico ed urgente desiderio: scomparire

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Saviano e la dignità dei Casalesi

Ieri sera il programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano, Quello che (non) ho, ha dedicato una lunga parentesi alla vicenda dell’Eternit, che coinvolge la mia città e me in prima persona. Il monologo è stato molto lungo, intenso, preciso e la signora Romana Blasotti Pavesi, presidente dell’Associazione Familiari delle Vittime, ha letto la definizione di “Polvere”.

Sono stata davvero felice che il programma si sia occupato di questa parentesi così dolorosa per noi casalesi; ora tutti sanno che cosa è successo e sta ancora succedendo a Casale Monferrato. Tuttavia una delle cose che ho più apprezzato di questo monologo è il barlume di speranza che racchiudeva, quella luce in fondo al tunnel, quella speranza che è necessaria per poter andare avanti e continuare la nostra vita con dignità, gioia e serenità, pur rimanendo ben consapevoli di quanto siamo a rischio. Non mi sono mai sentita così fiera di appartenere a questa comunità che non si è piegata a niente,  pur di arrivare al riconoscimento degli omicidi che sono stati consapevolmente commessi dai proprietari della fabbrica. Una comunità che è andata fino in fondo per ottenere quella giustizia che si meritava.

“Io sono convinto che i Casalesi non si siano seduti”. No, caro Roberto; non solo non si sono seduti, ma si sono rialziati!