Cedere inevitabilmente alla tecnologia che avanza

Ebbene si… Io, strenuo e stoico difensore del libro cartaceo, Io, purista della carta e sniffatrice seriale di libri nuovi, ho ceduto. Sono caduta inesorabilmente nel gorgo dell’ebook per colpa di questo gingillo.

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Il tutto nasce da un banale problema logistico che si è iniziato a porre quando i libri tra i miei scaffali hanno cominciato ad assumere strane posizioni in equilibrio precario. Dopo aver preso coscienza di dover in qualche modo risolvere la situazione, è iniziata a balenarmi in testa l’idea del Kindle, ma con una certa qual repulsione. Infine, mi sono un po’ convinta, spinta da amici e colleghi già in possesso dell’oggetto incriminato.

Babbo Natale ha così risolto il dilemma e mi ha fatto trovare il gingillo sotto l’albero. Dopo averlo aperto con una certa prudenza, tutti i miei dubbi si sono dissipati in pochissimi minuti. Il Kindle è veramente un dispositivo fantastico: comodo, maneggevole, risolutivo.

Continuo a sostenere che il fascino del libro cartaceo sia imbattibile e fuori discussione; tuttavia, non posso negare di essere veramente entusiasta di questo regalo. Diciamo che da ora in poi, sarò una consumatrice selettiva di carta.

A volte il lunedì può non deludere

Questo piovoso lunedì potrebbe regalare qualche piccola soddisfazione.

Il libro che ho per le mani si sta rivelando veramente incredibile, proprio perché mi sta svelando un mondo totalmente sconosciuto e impensabile: Open, la straordinaria autobiografia del più grande campione di tennis di sempre, Andre Agassi, va letto anche se non si è patiti di questo sport, perché racconta una storia personale pazzesca. Se poi aggiungiamo il fatto che in questo libro c’è anche la mano di J.R Moehringe, il più bravo scrittore americano di questi tempi, è una garanzia!

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Questa sera su Iris andrà in onda “Onora il padre e la madre” con Philip Seymour Hoffman, per ricordare lo straordinario attore recentemente scomparso a causa di un’overdose. Ho buttato un occhio a qualche recensione e pare che ne valga la pena.

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Il mio nome è Nessuno

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La storia raccontata nel nuovo romanzo di Valerio Massimo Manfredi (autore che mi piace moltissimo, ma che ogni volta che ne pronuncio il nome mi rimanda inevitabilmente a Massimo Decimo Meridio) è ben nota a tutti. L’autore si concentra sulle vicende di Odysseo, il noto eroe greco: il futuro re di Itaca vive un’infanzia e una giovinezza felice e serena, circondato dall’amore del padre Laerte, della madre, della nutrice, del controverso nonno e del saggio Mentore. Dopo aver evitato con scaltrezza uno scontro tra tutti i principi greci per conquistare il cuore di Elena di Sparta, la donna più bella del mondo, il padre decide di cedergli il trono della piccola isola; Odysseo si rivela un re saggio e giusto e il nuovo corso della sua vita sembra aver preso una piega estremamente positiva. Infatti, non solo Ulisse sale al trono, ma conosce l’amore grazie alla bella Penelope, cugina di Elena, che gli dona un figlio, l’amato Telemaco. Il destino però è in agguato: il principe Paride porta via Elena da Sparta verso la propria patria, Ilio, scatenando l’ira di Menelao, marito di Elena, che fa leva su un giuramento stipulato tra tutti i principi greci proprio grazie all’intervento di Odysseo. Inizia così una delle guerre più famose dell’antichità, che finirà soltanto grazie all’astuzia del cavallo di legno, suggerita proprio da Odysseo.

Era da parecchio tempo che non leggevo un libro con così tanto gusto! La storia ovviamente è ben nota, ma Manfredi riesce a coinvolgere il lettore senza risultare pedante. Sembra di vivere nell’accampamento greco e di percepire le ansie, le paure, i dubbi e le accese discussioni di Achille, Agamennone, Aiace e di tutti gli altri eroi protagonisti del più celebre poema dell’epoca classica.

Reset mode

In questi giorni, oltre ad un sano e giusto riposo, ho iniziato a fare una vera e propria “pulizia”, sia mentale che fisica. Per la prima il processo è stato decisamente agevole; sono pronta per nuove e mirabolanti avventure, e all’orizzonte mi piacerebbe riuscire ad entrare ad un master nella Big City. E voi direte, ma non sei stufa di studiare? Un pochino si, però non bisogna sottovalutare il fatto che questo master ha uno stage molto interessante alla fine e, tutte le mie amiche che l’hanno fatto, hanno poi trovato lavoro proprio grazie a questo. Inoltre non dura anni e anni come l’università, quindi se si parla di stringere i denti ancora per un breve periodo, perché no? Sto anche accarezzando l’idea di andare qualche settimana in Germania, proprio in preparazione a questo master… Si vedrà!

Per quanto riguarda la pulizia fisica, ieri alla fine dell’operazione, ero letteralmente trasformata in un acaro gigante. Il risultato però mi ha soddisfatto in pieno. Tre sacchi della spazzatura e un bel po’ di libri da mettere in cantina. In sostanza tantissimo spazio sulla libreria e sulla scrivania, e finalmente lo scaffale adibito ai libri della tesi, è ufficialmente diventato quello per i libri “da leggere”.

Una soddisfazione immensa!!!

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E mi piace immaginarmi un pò così

Il problema del tradurre è in realtà il problema stesso dello scrivere e il traduttore ne sta al centro, forse ancor più dell’autore. A lui si chiede di essere insieme, e a freddo, Napoleone e il suo più infimo furiere, di avere lo sguardo d’aquila dell’uno e la maniacale pignoleria dell’altro. Gli si chiede di dominare non una lingua, ma tutto ciò che sta dietro una lingua, vale a dire un’intera cultura, un intero mondo, un intero modo di vedere il mondo. E di sapere annettere imperialisticamente questo mondo a un altro del tutto diverso, trasferendo ogni sfumatura, registro, accento, allusione, tonalità entro i nuovi confini. Gli si chiede infine di condurre a termine questa improba e tuttavia appassionata operazione senza farsi notare, senza mai salire sul podio o a cavallo. Gli si chiede di considerare suo massimo trionfo il fatto che il lettore neppure si accorga di lui. […] Il traduttore è l’ultimo, vero cavaliere errante della letteratura.”

Carlo Fruttero, Franco Lucentini, I ferri del mestiere

Se vado a Lourdes potrei trovare chiuso?

Stamattina sveglia all’alba per andare a Vercelli a cercare un libro per la tesi. Nebbione pazzesco, freddo intenso, sonno spaziale. Dopo un caffè per tentare di riprendermi dal coma, mi dirigo verso la biblioteca pronta per la mia missione; ed è CHIUSA! Solo per oggi ovviamente, per causa di forza maggiore…mmm…
Sto aspettando che mi facciano sapere qualcosa dalla casa editrice per quanto riguarda il contratto, la scadenza e il compenso; ma per ora tutto tace. Sono un pochino nervosa… spero che non cambino idea all’ultimo. Però in fondo, mi hanno contatta martedì sera, io gli ho risposto ieri mattina, ieri pomeriggio mi è arrivata la conferma di lettura della mia mail: confido che tra oggi e domani qualcosa di muove.
Per fortuna D. mi ha portato a pranzo, così ci siamo fatti due grasse risate!