Consapevole vecchiaia

Capisci inevitabilmente di non avere più il fisico e soprattutto l’età in un momento preciso della vita: tu vai a dormire quasi strisciando; le vicine escono a far serata con tanto di tacco da battaglia. 

Game over

  

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Il blocco dello scrittore non esiste 

Fino a qualche settimana fa, pensavo di soffrire del famigerato blocco dello scrittore; la sindrome del foglio bianco sembrava essersi impossessata dei miei pensieri, una vera e propria paralisi di parole e concetti che vagavano senza sosta e senza trovare il loro naturale sfogo. 

Qualche giorno fa, arriva un’epifania, violenta, lampante, drammatica: il blocco dello scrittore non esiste. Non ho smesso di pensare, di emozionarmi, di sentire, di incuriosirmi, di appassionarmi: sono stata sopraffatta. Dal lavoro, dalla stanchezza, dalla vita.

Scrivere è una lotta contro tutto ciò che distoglie dalla bellezza delle parole, dalla necessità di dare forma e corpo ai pensieri. Scrivere è una lunga serie di piccole battaglie quotidiane. Anche questa volta, almeno per ora, ho vinto la mia. 

  

Nuovi orizzonti

Dopo svariati anni di trasferimenti, università e studio matto e disperatissimo, finalmente sono riuscita a ritagliarmi uno spazio che mancava da troppo nella mia vita, e che ritengo assolutamente necessario: il tempo per la musica.

Grande passione fin da sempre, il mio desiderio di imparare a suonare uno strumento si è fatto largo negli ultimi anni di liceo. Tuttavia, causa trasferimenti frequenti, viaggi di studio importanti, università e in particolare la mancanza di una mia indipendenza economica, ho dovuto accantonare questo desiderio per molto tempo.

Dopo aver trovato finalmente lavoro per un periodo abbastanza lungo (di questi tempi un contratto di un anno è sicuramente una benedizione), la prima decisione che ho preso è stata quella di iscrivermi ad un corso di musica.

Piccoli Jimmy Page crescono.

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Cedere inevitabilmente alla tecnologia che avanza

Ebbene si… Io, strenuo e stoico difensore del libro cartaceo, Io, purista della carta e sniffatrice seriale di libri nuovi, ho ceduto. Sono caduta inesorabilmente nel gorgo dell’ebook per colpa di questo gingillo.

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Il tutto nasce da un banale problema logistico che si è iniziato a porre quando i libri tra i miei scaffali hanno cominciato ad assumere strane posizioni in equilibrio precario. Dopo aver preso coscienza di dover in qualche modo risolvere la situazione, è iniziata a balenarmi in testa l’idea del Kindle, ma con una certa qual repulsione. Infine, mi sono un po’ convinta, spinta da amici e colleghi già in possesso dell’oggetto incriminato.

Babbo Natale ha così risolto il dilemma e mi ha fatto trovare il gingillo sotto l’albero. Dopo averlo aperto con una certa prudenza, tutti i miei dubbi si sono dissipati in pochissimi minuti. Il Kindle è veramente un dispositivo fantastico: comodo, maneggevole, risolutivo.

Continuo a sostenere che il fascino del libro cartaceo sia imbattibile e fuori discussione; tuttavia, non posso negare di essere veramente entusiasta di questo regalo. Diciamo che da ora in poi, sarò una consumatrice selettiva di carta.

Vergogna, immensa vergogna

Mai come adesso ho provato un desiderio così intenso di urlare: urlare a squarciagola, urlare di rabbia, urlare di dolore.

Sono così indignata di vivere in un paese in cui la parola Giustizia è così ampiamente abusata, ma raramente applicata nel concreto. Sono così delusa da uno Stato che ancora una volta ha tradito i suoi cittadini migliori, gli onesti, quelli che sono morti di lavoro. Come si può definire civile uno Stato che permette che i propri cittadini muoiano di lavoro? Come possono dormire coloro che hanno provocato così tanta sofferenza, così dolore, così tanti morti.

Si, perché è a loro che penso nonostante la mia rabbia: ai morti di amianto, a quelli che sono già morti. Ai miei morti. Ma anche a quelli che verranno: perché ce ne saranno ancora, troppi.

Se chi è stato prosciolto perché il reato è prescritto si sente davvero così innocente, perché non viene a guardarci in faccia e a dirci perché si sente così pulito. Provi a dirlo ad un malato di mesotelioma che si sente innocente: rimarrebbe profondamente colpito che dall’immenso senso di vergogna che comparirebbe in lui insieme ad un unico ed urgente desiderio: scomparire

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